L’anno nuovo
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Cari amici, che l’ultimo verso della poesia rodariana ci sia da faro!
Per i prossimi mesi, ma anche già da ora. Difficile tirare le somme di quest’anno, che proprio sul finire sembra sussurrare “nessuno si rilassi”, che ci vorrebbe timorosi, distanti, attenti ai contatti; quest’anno che le ferite per alcuni sono state sociali, per altri personali, intime e profondissime; che per alcuni è stato risveglio, per altri oblio; quest’anno che le piazze le ha riempite per questo e per quello, a volte dividendo e non creando ponti.
Ma non fermiamoci qui!
Anche questo 2021, come gli anni precedenti, come quelli futuri, è stato come le persone l’hanno fatto. Perciò, il nostro 2021 è passato attraverso le raccolte di cibo e materiale scolastico, la lotteria e i viaggi ESC, il centro Obor di Carusel ma anche gli incontri radiofonici, i cammini sulla Francigena (e sul materano, proprio in questi giorni), la formazione dei nuovi volontari. Durante quest’anno BIR ha visto ragazzi e ragazze, giovani, anime di ogni genere rilanciare su incontri e progetti, sbagliando, rifacendo, ritornando. Ritornando a stare con i nostri corpi e i nostri vissuti nei centri, che fossero di aggregazione o detenzione, di cura o di abbandono, BIR è tornata a parlare di Romania, Moldavia, di progetti, di sogni.
Il 2021 è stato tanta Italia, abbiamo conosciuto forse un po’ di più il nostro territorio, il nostro quotidiano circostante, che servirà per poter trovare lo slancio e oltrepassare i confini, fisici o mentali che siano, che ancora ci trattengono.
Perché anche l’anno che con oggi si conclude ci ha visti allenarci a quella ginnastica che da anni facciamo, quella di guardare, guardarsi, domandare potendo sempre scorgere in controluce il fondamento che ci muove, il desiderio di una società più giusta e più equa.

Buon anno BIR, attraverso i passi di chi sta camminando ora e di chi camminerà in futuro, di chi partirà per la Romania o la Moldova, ricordandoti che caminante no hay camino, se hace camino al andar.