ASSOCIAZIONE LULE ONLUS

Associazione LULE nasce da un’iniziativa del 1996 ad Abbiategrasso (MI) in aiuto alle vittime della Tratta per sfruttamento sessuale.

Nel 1998 LULE si è costituita in un’Associazione di Volontariato per la gestione di programmi articolati di intervento nell’ambito della prostituzione di strada e per l’integrazione sociale delle donne e minori vittime della tratta.

Ad oggi le attività dell’associazione si sono ampliate e riguardano anche le aree Scuola e Disabilità nel Territorio della Regione Lombardia (principalmente Provincia di Milano e Pavia).

I volontari dell’Associazione affiancano gli educatori nelle seguenti attività:

  • contatto in strada con le donne vittime di tratta;
  • attività a favore di minori (es. sostegno allo studio, attività creative, insegnamento lingua italiana) a scuola, extra scuola e in comunità;
  • laboratori a favore di soggetti disabili.

I beneficiari diretti degli interventi sono prevalentemente persone straniere (donne e minori), vittime di tratta e sfruttamento (sessuale, lavorativo, accattonaggio, ecc.), persone con disabilità.

Se vuoi saperne di più visita il nostro sito www.luleonlus.it oppure scrivi a volontari@luleonlus.it per avere informazioni su come diventare volontario.

 

CIRCOLO CULTURALE DI PORTA ROMANA

Il Circolo propone attività di volontariato con giovani con svantaggio mentale (persone con sindrome di Down, persone con altre sindromi genetiche, organiche diverse e talvolta non specificate), l’associazione opera con la finalità di favorire la crescita delle persone, la coscienza delle loro identità attraverso attività espressive e culturali che coinvolgano in modo piacevole e divertente.

E’ un progetto educativo, non assistenziale, che si propone la conservazione del processo evolutivo nei giovani adulti partecipanti.Il circolo è aperto il sabato pomeriggio dalle 14 alle 19.

Non è necessariamente richiesta la maggiore età.

Info: http://www.handicapcultura.it/

SPAZIO APERTO SERVIZI – Spazio Pinocchio

SpazioPinocchio è un doposcuola creato in collaborazione tra la cooperativa Spazio Aperto Servizi e la Parrocchia del Santo curato d’Ars nel 2007 – Largo Giambellino 127, 20146 Milano.

Nato per rispondere alle richieste di integrazione di bambini e adolescenti del quartiere ad oggi SpazioPinocchio si propone di offrire un luogo di socializzazione e di supporto allo studio a bambini delle elementari e a ragazzi delle medie e delle superiori del quartiere Giambellino che hanno difficoltà legate al percorso didattico-educativo e di integrazione.
SpazioPinocchio è utilizzato da alcuni minori in carico al Servizio sociale di zona 6 e molti minori del quartiere per lo più stranieri, alcuni dei quali segnalati dalle scuole del territorio, dall’Uonpia e dal Consultorio Familiare.

Obiettivi:

  • offrire uno spazio e un tempo strutturati in cui condividere con i bambini e i ragazzi attività didattiche, educative e ludiche;
  • creare un contesto di crescita e scambio tra coetanei;
  • dare l’opportunità di vivere momenti di integrazione positiva;
  • offrire un momento ludico accompagnato dalla presenza di educatori professionali e volontari;
  • rendere il quartiere sempre più vivibile.

Il doposcuola vede la presenza di 2 educatori per pomeriggio insieme a un gruppo di volontari, con i quali durante l’anno vengono organizzati degli incontri di approfondimento e di formazione.

  • MERCOLEDÌ DALLE 15.30 ALLE 19.00 PER I RAGAZZI DELLE MEDIE E DELLE SUPERIORI
  • VENERDÌ DALLE 17.00 ALLE 19.00 PER I BAMBINI DELLE ELEMENTARI

Info: http://www.spazioapertoservizi.org/macroarea/coesione-e-integrazione/doposcuola-spazio-compiti-e-non-solo

PROGETTO SEGNAVIA

Il progetto dei Padri Somaschi offre diversi ambiti di attivazione e di volontariato:

– Minori rom (sostegno alla scolarizzazione & accompagnamento ai presidi sanitari)

– Ragazze di strada ( contatto in strada & attività di accoglienza comunitaria)

– Senza fissa dimora ( centro diurno)

– Donne maltrattate con figli ( accoglienza & sostegno alla scolarizzazione dei minori)

– centri di accoglienza per profughi e migranti

L’attività è riservata ai/lle maggiorenni.

Sito: http://www.fondazionesomaschi.it/cosa-facciamo/

CBM- CENTRO PER IL BAMBINO MALTRATTATO E LA CURA DELLA CRISI FAMILIARE

CBM cerca volontari/e maggiorenni per la Comunità Educativa che accoglie minori dai 3 ai 12 anni sottoposti a provvedimento dall’Autorità Giudiziaria. Accoglie fino a 10 minori e si trova a Milano in zona Figino, I volontari lavorano affiancati da personale qualificato.

ETA’ MINIMA: 18 anni

IMPEGNO SETTIMANALE O MENSILE MINIMO RICHIESTO: alle volontarie si richiede un impegno settimanale o quindicinale per almeno tre ore, e una volta al mese una riunione serale per fare il punto sulle diverse situazioni e condividere informazioni e vissuti. le attività possono essere diverse: supporto all’organizzazione quotidiana della comunità (accompagnamenti, affiancamento nelle varie attività quotidiane, aiuto nello svolgimento di commissioni e attività concrete all’interno e all’esterno della comunità), supporto allo studio, affiancamento nelle uscite e nelle attività ludiche, gioco e intrattenimento.

Info: http://www.cbm-milano.it/

COMUNITA’ NUOVA ONLUS

I volontari non sono persone dotate di super-poteri, ma uomini e donne che hanno scoperto di poter stare insieme agli altri mettendo a disposizione, innanzitutto, la loro umanità. Esseri umani, insomma, che “amano lavorare con altri esseri umani” e che intendono farlo in maniera volontaria e gratuita.Hai del tempo a disposizione? Vuoi uscire dalla logica compro/vendo e trovare nella tua vita maggiori spazi di relazione gratuita? Hai delle passioni o delle competenze di qualsiasi tipo che pensi possano essere utili a un’associazione come la nostra? Fatti vivo!

– Sostegno scolastico ai ragazzi delle medie presso il “Centro per Giovani” (Forze Armate), aperto il martedì, mercoledì e giovedì dalle 15.00 alle 17.00.

– Sostegno scolastico ai ragazzi delle medie presso il “Centro Sociale Barrio’s” (Barona), aperto il giovedì dalle 15 alle 18 per studenti e studentesse delle superiori e il venerdì per bambini e bambine delle elementari dalle 17.00 alle 18.00.
CONTATTO: Se sei disponibile o vuoi maggiori informazioni chiama lo 392-9707361

– Conduzione di corsi di informatica di base e navigazione internet presso il centro sociale “Barrio’s” . Serve un livello medio di preparazione informatica, chiarezza nell’esposizione, un po’ di pazienza e la capacità di adattarsi alle persone a cui si propone il corso.

– Segretariato sociale: azioni varie, per esempio raccolta di documenti per persone in difficoltà che devono richiedere al Comune i bonus gas ed elettricità; banco alimentare: preparazione pacchi e distribuzione dei generi alimentari alle persone in difficoltà.

– Conduzione di corsi di rialfabetizzazione, di lingua inglese, attività sportive, culturali nella Comunità terapeutica di Villa Paradiso a Besana Brianza e nel Centro Diurno a Milano (Qt8)
– Attività di preparazione dei cesti natalizi: disponibilità durante il periodo prenatalizio per confezionare i cesti e/o per la loro consegna. Sono richieste minime capacità manuali.

– Attività di fund raising: Vengono promosse attività varie di raccolta fondi a sostegno dei progetti di Comunità Nuova e a favore delle persone svantaggiate.

Attività di animazione sportiva con adolescenti e pre-adolescenti

Info: www.comunitanuova.it

Una partenza che è anche ritorno

Quest’estate ho potuto trascorrere con un gruppo di volontari che, come me, aderiscono all’Associazione Bambini in Romania, due settimane di missione estiva in un piccolo paesino della Romania, chiamato Gura vaii: qui non c’è molto oltre a delle casette fatiscenti, ad un torrentello, ad una scuola elementare ed al riformatorio. Ed è proprio quest’ ultimo posto che ci ha ospitati: quindici bambini tra i 6 e i19 anni, orfani o figli di genitori con problematiche legali.

Siamo stati accolti con entusiasmo non solo dai ragazzi, ma anche dal direttore e da tutto il personale del centro: questo è piuttosto insolito in Romania, perché il concetto di volontariato non è ancora ben compreso (talvolta pensano che i volontari siano pagati!) e non sempre si è visti di buon occhio. Insolitamente, invece, ci siamo sentiti accolti e apprezzati per quanto facevamo con i bambini. Nello specifico si tratta di ragazzi che hanno problemi di comportamento: spesso sono emotivamente instabili (hanno comportamenti aggressivi, di rabbia o di euforia senza una specifica motivazione), cambiano umore facilmente, hanno problemi di attenzione (faticano a mantenere la concentrazione sulle attività) o hanno problemi relazionali (si affezionano a tutti indifferentemente oppure sono particolarmente sfiduciati e mantengono le “distanze” dagli altri).

L’intento dell’associazione, e quindi dei suoi volontari, è quello di offrire ai bambini dei momenti di attività sportive, ricreative e creative che possano stimolarli su ogni fronte: quello dei rapporti con gli adulti e i loro compagni (quasi mai amici tra loro!), quello della fiducia in loro stessi e nella possibilità che esista qualcuno che desideri prendersi cura di loro. In tal senso, però, i volontari non hanno la pretesa di fare grandi cose, ma intendono mettere a disposizione il loro tempo e le loro abilità per ragazzi che ne hanno bisogno. Essere volontario significa trovare gioia nel donare gioia agli altri, con la consapevolezza che tanto si dà e tanto si riceve. Ed è stato proprio così anche quest’estate: con il gruppo abbiamo pensato a svariate attività che valorizzassero i bambini, anche quelli più emarginati, per le loro capacità, ma anche che li aiutassero a fare gruppo e ad avere un modo rispettoso nel rapportarsi con gli altri, non caratterizzato da violenza o individualismo.

Non è sempre stato facile perseguire questi obiettivi, ma la forza del gruppo è stata fondamentale per non perdere mai il fine della missione: essere lì con e per i bambini! E’ nell’essere insieme a loro che riscopri la bellezza della semplicità dello stare seduti vicino per colorare o fare dei braccialetti insieme; impari ad accettare che qualunque cosa facciano, anche se imperfetta, va comunque bene, perché fa parte di loro stessi e di ciò che hanno dentro. A tal proposito, ricordo ancora il primo giorno in istituto in cui abbiamo dipinto sulle pareti del cortile con i gessetti colorati: ognuno aveva una parte di muro da colorare e su cui scrivere il loro nome; la nostra sensazione era quella di creare con loro, in quel posto un pò angusto, un minimo di spazio di libertà in cui sentirsi riconosciuti per quello che si è, e niente di più!

E questo non è capitato solo il primo giorno, ma anche tutte le restanti giornate trascorse insieme. Ho ancora impressi nella mente gli sguardi pieni di gioia, quando riuscivano a far volare in alto gli aquiloni che avevamo costruito insieme: dava loro la possibilità di far volare in alto, oltre i cancelli, i propri desideri e le proprie speranze. Certo non mancavano momenti in cui l’aquilone si rompeva o non volava, ma loro, con pazienza, ci chiedevano di ripararli con scotch e filo, così da farli volare ancora!

Questo piccolo spazio di libertà lo ricordo anche nell’ultima sera sotto il cielo di Romania quando, come sorpresa ai ragazzi, abbiamo fatto la bolle di sapone: ognuno con il suo bastoncino di ferro regalava al cielo stellato delle bolle, tutte colorate, grandi e piccole; molte scoppiavano, altre invece volavano alte ed uscivano dal cancello, oltre le mura dell’istituto, oltre la propria quotidianità.  Ed ancora, come non scordare quando, la stessa sera, gli abbiamo riempito una saletta di palloncini colorati pieni di caramelle: la possibilità di scoppiarli, di metterci tutta la grinta (anche e non solo per il piccolo premio!) ha reso i loro sguardi pieni di allegria e di gioia, come non li avevamo mai visti.

Quante parole servirebbero ancora per raccontare questa missione e quante emozioni non riuscirebbero ad essere spiegate! Ma se cerco di riassumere potrei dire: sorrisi, risa, abbracci e sguardi tra bambini e volontari; saltare la corda, giocare al roverino e correre spensierati mano nella mano con loro; passare pomeriggi a fare braccialetti e scoubidou senza mai stancarsi, fino a ritrovarseli ai polsi come piccoli regali e loro ricordi; dipingere cartelloni, colorarli con pezzi di carta colorata, costruire aquiloni ed aeroplanini di carta per dare spazio alla creatività; giocare con l’acqua, a fare le bolle di sapone e colorare pareti e pavimenti con i gessetti per rendere più allegri  quei giorni trascorsi insieme; sentirsi dire all’orecchio “merci” (grazie), “te iubesc” (ti voglio bene), “tornate l’anno prossimo?” come un piccolo ringraziamento da parte di quei piccoli ragazzi che non hanno nient’altro; cantare con la chitarra “sono un ragazzo fortunato” perché lo senti in quel momento più che mai, oppure cantare in modo buffo dei bans per far divertire e sorridere i bambini; chiacchierare e scambiarsi storie e vissuti con i ragazzi più grandi sul terrazzo e fare tesoro di quanto ti “affidano”. Questa, e molto altro, è stata la Romania di quest’estate! E’ la quarta volta che ci torno, sempre in un istituto diverso, e ogni volta come se fosse la prima. Ogni volta è sempre una nuova boccata d’ossigeno. E’ una partenza, che è anche un ritorno: il viaggio comprende sia il donare che il ricevere. Si parte con la consapevolezza che si ritorna, che si deve portare a casa quanto vissuto e imparato. Non c’è la pretesa di fare cose grandi, bensì di essere portatori contagiosi di gioia!

Sonia

Chi sa e nulla fa è complice

Rupea 2007
Chi sa,e nulla fa è complice                               

“..e ti chiedi chi sei tu per meritare tutto questo amore,tu,che sei lì solo per quindici giorni per farli giocare,per far capire che c’è qualcuno a cui interessano,a mostrargli che la vita non è quello che hanno vissuto fino a quel momento ma c’è qualcosa di più…

E quando parti,ormai stremata dalla stanchezza sia psicologica che fisica,quando ormai hai scoperto ciò con cui lottano ogni giorno,hai solo voglia di piangere e stare con loro.Perchè sei entrato nel loro ambiente quotidiano,nella loro disperazione e ti domandi come farai tu a tornare alla tua vita di sempre quando in mezzo a loro ti hanno fatto sentire come a “casa” e ti hanno fatto sentire realmente te stessa.”

“…La Romania è questo e molto altro.
E’ però soprattutto un’occasione per imparare a capire e conoscere meglio se stessi.E’un viaggio intimo irripetibile.”

Ho deciso di trascrivere queste frasi,non mie,ma di altri volontari perché mi sembravano perfette per esprimere quello stato di confusione, felicità, dubbio, allegria, entusiasmo che mi invadono da quando sono tornata.
E’ difficile dire a parole quello che senti, forse perché neanche sai bene quel che provi.
Qualcuno diceva “non è l’uomo che fa il viaggio,ma è il viaggio che fa l’uomo” e credo non ci sia frase migliore…
Inizialmente sono partita con l’idea di non aspettarmi niente,volevo fosse tutto una “sorpresa”,volevo veramente poter fare quel cambiamento che da tempo aspettavo..e così è stato!
La paura,però,di sentirsi un po’ cambiati,forse migliorati,non mi ha ancora lasciato del tutto…e la voglia di piangere è tanta,forse perché non ti sei mai sentito a casa come in quell’istituto,forse perché non ti sei mai sentito te stesso come in quelle due settimane.
Paradossalmente però,stando con i copii ti sentivi completamente annullato, eri totalmente immerso e ti sentivi parte di loro! E credo non ci sia cosa più bella..
Ogni giorno le emozioni,le sensazioni erano innumerevoli e ti rendevi conto pian piano che ti stavano dando più di quello che tu stessi donando loro,semplicemente con sguardi,baci,sorrisi e abbracci.
Ti rendi conto che la vita sta nella semplicità di un volto,dei mille bans cantati a squarciagola,nei giochi fatti in gruppo,nelle risate…e allora è lì che inizia il tuo “caos interiore”,è lì che inizi a farti domande,cercando risposte…che non sempre trovi..

Jean Guitton nel suo testamento filosofico diceva: “Quando uno non cerca più, perde ciò che ha trovato. Al contrario più si trova,più si cerca.”

E la missione in Romania è anche questo:trovare e cercare.
Trovare copii favolosi che ti insegnano la semplicità e cercare di imparare da loro.
Sono i copii che ti aiutano a rompere “quella bolla che ti divideva dal mondo, dai cui non riuscivi ad uscire più di tanto. Ed ora che si è rotta,fa male,come tutte le cose che si rompono, ma è un dolore bello, come la stanchezza che provi dopo una giornata intensissima piena di corse, risate, canti, ecc. Ti sentivi distrutto, sudato, maleodorante, ma felice…Ora ti senti cambiato, triste, lacerato, senza certezze… ma felice…”
Ti senti diverso perché in quei piccoli volti hai visto in soli quindici giorni dei grandi cambiamenti,dei passi in avanti che mai ti saresti aspettato…anche se solo per due settimane senti di essere cresciuto con loro,ma allo stesso tempo ti senti in colpa perché vorresti stare con loro altre infinite settimane per condividere ciò che di più bello e semplice esiste.
Certo i momenti di sconforto non sono mancati:i loro improvvisi sbalzi di umore,le risate isteriche di qualche bimba,gli occhi tristi e persi di molti,le botte di qualcuno,i litigi tra loro…In quel momento ti senti abbattuto,senti che quello che stai costruendo con loro sta svanendo,ma l’importante è non smettere di crederci e di sperare;Credere che in fondo quello che stai facendo li rende felici ed entusiasti e sperare che la loro realtà migliori,cercando di essere da stimolo ed esempio per le educatrici che lavorano lì.
La Romania è,dunque,anche questo:è la scoperta che “solo offrendosi si cresce,che regalando si guadagna,che la nostra umanità può essere bella e buona. E non è scoperta da poco.”
Perché il volto di Cristo lo incontri nella tua disperata ricerca di giustizia,nel tuo desiderio d’amore!

Sonia

 

Che rumore fa la felicità

Bolle di sapOne-Bradet’09

“Che rumore fa la felicità?”…è una domanda che mi sono sempre posta..e a cui credo di avere in parte trovato una risposta..

Il suo rumore è quello di un pianto disperato di un bambino a cui puoi rispondere con un abbraccio tanto forte e sincero da tranquillizzarlo,anche se solo per un momento,ma comunque intenso per entrambi. Il suo rumore è quello di una bambina che ti chiama per spingerla sull’altalena,l’unica cosa che voglia fare durante le sue giornate in istituto.. Il suo “rumore” è quello di un sorriso che mostra qualche dentino marcio quando fai il solletico sotto al piedino,interrompendo per un po’ un instancabile dondolio.. Il suo “rumore” è quello di un sorriso “sdentato” che spunta dopo continui e inesauribili lanci di un pallone. Il suo rumore è quello del tocco di un bambino che ti chiama perché vuole giocare ancora una volta con te a palla,mostrandoti occhioni grandi,bui e spenti, che si illuminano per il solo fatto che gli si dedichi del tempo. Il suo rumore è quello di una ragazzo che indossa il tuo zaino e prende la tua valigia,posandola nel pulmino prima di salutarti per l’ultima volta.

Il suo rumore è quello di un ragazzo sudaticcio,sporco e maleodorante che con galanteria ti apre il cancello del suo istituto per farti trascorrere una serata lontani fisicamente da loro,ma sempre vicini con il pensiero e con il cuore. Il suo rumore è quello dello scricchiolio della finestra o della portavetri a cui si vedono affacciati o arrampicati dei piccoli copii quasi incapaci di capire come mai tanta attenzione e cura rivolta ai preparativi per una festa dedicata a loro,solo per loro. Il suo rumore è quello dei palloncini colorati che scoppiano durante la festa in cui gli ultimi sguardi tra volontari e copii si incontreranno. Il suo rumore è quello delle melodie romene sulla quale volontari e ragazzi riescono a comunicare senza bisogno di tante parole,ma con il semplice linguaggio del corpo danzante.. Il suo rumore è quello del mescolarsi delle risa di bambini e volontari mentre fanno la bolle di sapone con il detersivo.. Il suo rumore è quello del tuo nome pronunciato da lontano da un piccolo copii che ti corre incontro “solo” per un abbraccio e per sentirsi chiedere “come stai?”..

Io il gusto della vita con la “v” maiuscola credo di averla potuta assaporare in Romania,in un istituto di Bradet: lì sono riuscita ad “Uscire dal metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta”; lì sono riuscita a “guardare dentro alle cose [in cui] c’è una realtà sconosciuta,che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle e vivere l’esperienze sulla [propria] pelle “.

E’ lì,in quel piccolo paese in cui carretti e camion percorrono le strade,che non mi sono mai sentita così viva,nonostante la stanchezza!

Molto spesso ti senti impotente di fronte a tante situazioni e vorresti rinunciare a qualsiasi cosa pur di continuare a farti insegnare la vita,quella di cui finora non hai mai sentito parlare,se non,forse, sui libri..

D’improvviso senti di non conoscerla più e lasci che ognuno di loro ce la insegni a suo modo: chi con i suoi occhi grandi,chi con i suoi abbracci,chi con i suoi interminabili dondolii,chi con i suoi pugni,sputi,morsi,chi con le sue grida,chi con le sue testate,chi con le sue crisi, chi con il bere acqua da una pozzanghera, chi con il farti la pipì sulle scarpe chi con lo strappare i capelli,chi con i pugni sulle tempie,chi con i suoi continui lamenti,chi con la sua instancabile voglia di colorare prestampati a trent’anni..

Ma se devo dirla tutta qui non è il paradiso ma all’inferno delle verità io mento col sorriso”. E’ proprio così:penso di essere una ragazza fortunata a cui hanno regalato un sogno: quello di poter avere la conferma che “ognuno avrà qualcosa che ti potrà insegnare,gente molto diversa,di ogni colore”.

Ho avuto ancora un volte la prove che la nostra società ci inganni spingendoci a ricercare la felicità nel consumismo o nella trasgressione;ma in realtà senza accorgerci che abbiamo già tutto nel presente:”è sufficiente guardarci negli occhi e invitarci l’un l’altro ad entrare nelle proprie case.  La scoperta che la formula della felicità fosse così semplice,e che non dovessi fare chissà cosa per conquistarla “mi ha reso ancora più felice e in grado di accogliere tutto ciò che accade nella mia vita,come un Dono che mi permette di crescere e assaporare il gusto del vivere nella semplicità delle cose..

Sonia