Pi come Pezzi – lo spettacolo: vi aspettiamo il 20 novembre al Teatro Franco Parenti

Vi aspettiamo lunedì 20 novembre alle ore 21 al Teatro Franco Parenti per lo spettacolo “Pi come Pezzi”, una coproduzione Banda Sciapó e Locanda Spettacolo a sostegno dell’Associazione BIR.

con Paola Tognella

testo e regia di Francesca Biffi e Daniela Quarta

aiutoregia Alessandro Negri

costumi di Fabemolle

fotografia Federica Frigo

 

In scena Paola Tognella è attrice, ma anche testimone. Cuore drammaturgico ed emotivo dello spettacolo sono, infatti, le storie di bambini e ragazzi che lei stessa ha incontrato negli orfanotrofi in Romania come volontaria dell’associazione BiR. Vicende e personaggi che entrano ed escono da lei lasciando segni indelebili nello spazio simbolico che la circonda, così come avviene inevitabilmente nel suo essere volontario ed umano. Passi, prove e fallimenti, vòlti tutti a condurci in un’unica direzione: la ricostruzione. Perché ricostruire, partendo anche solo dal più piccolo e sgangherato dei pezzi, potrà fare tutta la differenza. E tra il dire e il fare c’è di mezzo… Solo il fare!

‘Prima di tutto i pezzi. Forma, colore, odore. Riconosci i pezzi, individua lo schema, poi costruisci. E cambia tutto’.

Pi non ha una soluzione definitiva, ma intuisce che bisogna fare dei tentativi per cambiare le cose. Agire. Fare. Pi capisce che c’è molto da fare, anche se non sa bene da che parte iniziare e soprattutto non ha idea di come affrontare tutto il lavoro da sola…

Inizia così la storia delle storie, una storia che racconta storie, che raccoglie pezzi. Pezzi di cose, pezzi di case, pezzi di vite, pezzi di persone, pezzi di pezzi…

Un bambino con un mattone per amico, una ragazza che si fa gocce d’acqua, un giovane uomo che forse ce la farà, una voce narrante un po’ casa è un po’ mamma. Questi sono alcuni degli elementi che compongono il mondo di Pi. Un mondo fatto a pezzi da vicende umane, da alcuni agite e da molti subite, in una parte del mondo, la Romania, tanto vicina a noi quanto spietatamente dimenticata.

 

Ingresso 18 euro

Una parte del ricavato sarà devoluto all’Associazione BIR Onlus presieduta da Don Gino Rigoldi

Info e prenotazioni 0259995206 o www.teatrofrancoparenti.it

 

Video trailer  https://www.youtube.com/watch?v=CnWoZTaWVrI

Chi ben comincia…!

Ciao Birrini!
Sono sopravvissuto alla prima settimana qui in Romania e vi do qualche aggiornamento (ovviamente siamo ancora agli inizi).
Ho cominciato a conoscere Carusel (il nostro partner a Bucarest), la sua equipe e i suoi progetti. Wow, venite anche voi a vedere che belli (e coraggiosi) che sono e quante cose stanno mettendo su. Arriveranno approfondimenti più avanti…
Nel frattempo sto riscoprendo Bucarest, una città che conoscevo già un pochino ma non avevo mai vissuto. Un altro mondo rispetto alla Romania rurale, ma anche rispetto alla mia Moldova. Piena di contraddizioni ma molto interessante e in grande evoluzione. Da quando l’ho visitata per la prima volta nel 2012 mi sembra cambiata tantissimo…
Qui sto cercando una nuova casa perché mi preparo ad accogliere i 2 nuovi SVE in arrivo e cedergli il loro appartamento.
Nel frattempo continua un bel lavoro di equipe con chi è a Milano, cominciano a farsi più concreti gli obiettivi e nella mia testa si fa tutto più chiaro.
Questa settimana spero di concludere la ricerca della casa e da giovedì sarò a Ramnicu Valcea per incontrare IPI, vedere come vanno i progetti e incontrare Etta e Lucia alla fine del loro percorso.
Beh, ho scritto tanto e detto non molto, però ci tenevo ad aggiornarvi almeno un pochino.
Vi aspetto qui e aspetto i vostri commenti per rimanere in contatto. A presto con più dettagli e più foto, intanto vi lascio con una bella faccia di Bucarest: tramonto da casa SVE.
Un abbraccio a tutti,
Marco

Storie di SVE: Lucia ed Etta, 11 mesi a Valcea

A volte quando senti di dover incontrare un cambiamento, decidi di partire. Partire per andare incontro a qualcosa, per scontrarti ancora una volta con chi sei e per ampliare ancora una volta la tua visuale.

Sono ormai passati già quasi 4 mesi da quando io e la mia compagnia di avventure siamo arrivate qui a Ramnicu Valcea. Il tempo a volte sembra scorrere lento lento, un po’ come la Romania in generale, lenta e così diversa da una Milano frenetica in cui ho speso gli ultimi anni della mia vita, mentre altre volte i giorni passano senza accorgertene e improvvisamente ti rendi conto di quanto hai già raccolto e costruito in così poco tempo dentro di te e fuori.

Quando siamo arrivate ci siamo ritrovate travolte dalla forza, la carica, la potenza di questo gruppo di 10 bambini accolti nella comunità di Copacelu. Bambini così pieni di energie e di cose da dire e trasmettere, a volte in maniera molto particolare, bambini che ogni giorno ci sanno stupire un po’ di più e farci sentire importanti anche solo per quel poco tempo che passiamo con loro.

Ho alcuni momenti custoditi nella mente e nel cuore che a ripensarci quando sono un po’ abbattuta mi fanno sorridere così tanto che tutto il resto svanisce.

Come quel giorno in cui aspettavo fuori dalla stanza del laboratorio di costruzioni, Leo, 8 anni, che esce con un biglietto, mi guarda negli occhi e mi dice: “Per te Lucia!”. Un po’ sorpresa e stranita da quel gesto così inaspettato apro quel pezzo di carta e leggo “ Grazie perché mi accompagni qui a fare l’attività!”. Parole in cui non ci leggo solo un semplice grazie, ma in cui vedo i suoi piccoli occhi marroni illuminarsi per la felicità di poter fare qualcosa che gli piace davvero, qualcosa di suo e di nessun altro, qualcosa che lo rende felice davvero nel profondo.

Oppure gli abbracci e i salti in braccio quando arriviamo in comunità, le risate e i sorrisi timidi di alcuni di loro quando facciamo qualche foto per ricordare quei momenti semplici e quotidiani della loro infanzia, ma pieni di gioia.

E poi, come non poter ricordare il giorno in cui Daria mi chiede di accompagnarla in bagno al supermercato perché si stava facendo la cacca addosso; arrivare e scoprire che la cacca era già stata fatta. “Ma che importa” dice lei con una risata quasi adulta, quasi a dire che i problemi di cacca si risolvono sempre ridendoci su!

Ma a volte ci sono anche quei momenti di difficoltà e fatica, in cui non sai bene come comportarti, in cui ti scontri con idee e azioni educative che non hanno senso, in cui ti sembra un po’ tutto assurdo, momenti in cui però ti rendi conto di quanto sia importante non essere soli ad affrontare tutto, ma insieme alla tua compagna di viaggio, un po’ matta come te, con cui dopo esserci confrontate e sfogate su quello che non ci piace, mettiamo tutto un po’ da parte e risolviamo facendo qualche lezione di zumba, qualche video stupido o mangiando qualche schifezza rumena!

Lucia (Sevizio Civile a Rm. Valcea)


Venti braccini che ti stringono tutti insieme, altrettante gambine da tenere in braccio e far saltellare, venti manine che disegnano, toccano, afferrano, lanciano, spostano, accarezzano, si sporcano e si puliscono e altrettanti piedi che camminano, corrono, calciano.

E poi venti occhi.

Profondi, vispi, assonnati, allegri, lacrimosi. Castani, azzurri, neri, verdi.

Due di quelle braccia un giorno si sono fiondate su di me e mi hanno abbracciata fortissimo. La bocca di quello stesso corpicino, poi, mi ha detto:-“Tu sei la più bella! Ma..shh, non dire a nessuno che te l’ho detto”.

Due proprietari di quattro gambe, un altro giorno, hanno deciso che le mie erano più comode del divano e si sono addormentati. All’istante.

E sì, seduti, non sdraiati.

E ognuno di quegli occhi, ogni giorno, svariate volte, mi fa sorridere.

-“Etta, Etta, vedi chi c’è dietro di te!” – “Prr, non c’è nessuno” e ci casco sempre.

-“Etta, Etta, mi aiuti in matematica, non ho capito questo problema” – “Certo, allora.. è semplicissimo, immagina di avere 10 cioccolatini e ne dai 3 a me e 4 ad Alina..” – “No, li voglio dare a Lucia” –“Va bene, diamoli a Lucia.. dicevamo, 3 a me, 4 a Lucia e..” –“No, aspetta, ma poi me ne restano pochi, facciamo che li do solo a te” – “Marian, facciamo che questo è un esempio e che i cioccolatini veri sono tutti per te?” –“Ah, ma quindi anche a te posso non darli più?”

E sempre ognuno di quegli occhi, ogni giorno, svariate volte, mi fa innervosire.

Pasta della pizza sulla felpa, per terra e nelle magliette degli altri.

Mani tatuate da pennarelli, capelli tirati perché hai detto un “no”.

Anche calci, a volte. Urla, quelle non mancano mai.

Pianti e lagnetti per attirare l’attenzione.

Ma sono bambini e come tutti i bambini dopo un “Nu mai vorbesc cu tine” (Non parlo più con te) ti guardano con la coda dell’occhio cercando di incrociare il tuo sguardo e poi ti dicono che hanno deciso di fare pace con te. Loro.

E tanti bacini.

In Romeno non ci sono le doppie e in quelle poche parole in cui le trovi non le pronunci con un unico suono come in italiano; in più qui l’azienda di bus cittadini si chiama Eta.

Bene, io per loro sono un autobus e dopo tre mesi mi sono rassegnata a questa battuta…e spero di fargli fare un bel viaggio, allora.

Etta (Servizio Civile a Rm.Valcea)

P.S. : Il problema era semplicemente più complicato, c’erano frutti e non cioccolatini e altro tipo di operazioni da fare… ma il dialogo, per quanto surreale, è stato veramente quello.