Diario di bordo da Constanta #day7

È l’ultimo giorno: “Godiamocelo!”. Quoto le parole di uno dei “miei” nani grandi: indossiamo la maglietta speciale che le nane grandi pittrici hanno disegnato per noi e usciamo pronti a essere ricoperti di firme, cuori, stelle e disegni provocatori tipo un cazzo che viene subito trasformato in un coniglietto sorridente.
Per tutto il giorno è caccia al pennarello e alla maglietta da autografare: ci sono quelli che mi firmano due, tre volte, quelli che scrivono centimetri e centimetri di cotone per raccontarmi la loro gioia, quelli che non mi sarei aspettata e che chiudono l’ultima lettera con un cuoricino.
Arriviamo al campetto polveroso dove si sarebbe dovuto giocare il Costanza Basketball Cup 2018: formiamo le squadre, tiro fuori anche le fasce da capitano e vedo i nani piccoli che le indossano pieni di orgoglio. Ma alla prima staffetta è già il delirio nero: le squadre si mescolano, perché c’è qualcuno dei nani piccoli che ha perso e vuole unirsi ai vincitori e qualcun altro che ha avuto uno scazzo con un compagno, e non ci sono santi vuole continuare a giocare ma nell’altra squadra.
E alla fine va bene così, il torneo finisce senza vinti né vincitori: restano le esultanze incontenibili sul campo, i cinque dati a ogni canestro segnato, le incazzature per i tiri falliti ma anche la voglia di provarci ancora.
Il momento più bello della giornata è senza dubbio la serata Talent in istituto, con le luci di Natale posizionate davanti al palcoscenico creato coi tappeti. Le casse che pompono le hit rumene, i nani piccoli che si accalcano per diventare protagonisti di balli e coreografie che io nemmeno in un film. Gli applausi che scrosciano. Meritatissimi. E piovono i 10, altrettanto meritati.
A metà della serata è sul palco il nano piccolo semi muto, si sentono le prime note UNZ UNZ, ma lui rimane fermo. Fino a che non entra in scena C., uno dei ragazzi più grandi, lo prende per mano e danzano assieme. Gli altri tutti a guardare a bocca aperta, a lanciare grida piene di entusiasmo. Io nascosta dietro le palette dei voti mi sono goduta il momento, con gli occhi che mi si inumidivano dall’emozione.

Diario di bordo da Constanta #day8

È il giorno dalla partenza, degli abbracci prolungati e ripetuti, degli occhi lucidi e delle lacrime trattenute.
I nani piccoli mi chiedono ancora basket, ma non c’è proprio più tempo, e la domanda successiva è inevitabilmente a che ora partiamo. Quando gli zaini sono pronti, svuotiamo la cabana e portiamo palloni e materiali direttamente dalla direttrice. In questo modo Bir ci ha evitato anche l’assalto forsennato ai regalini, “pentru regolamentu”! Riprende dalla sera prima la grande festa degli abbracci. Arriva da me uno dei nani piccoli per darmi un biglietto e mi dice che è per ringraziarci tutti, e mentre finisce la frase in rumeno, mi chiede se ho capito: e quando gli faccio cenno “sì” con la testa, strabuzza gli occhi, come a dire “Ma se è tutta la settimana che ti ripeto le frasi duecento volte e tu mi dici sempre ‘Non ho capito'”. Ecco, questa volta mi ha salvato l’intuito!
Poi è il turno della nana piccola, quella del primo approccio da favola, che mi si attacca come una cozza: lei è così, tutta irruenza e spontaneità. Poi c’è A. che mi sorride da lontano, mi abbraccia con timidezza, ma io la stritolo letteralmente, le do un bacio sulla fronte e lei si lascia andare, tornerà e ritornerà a farsi abbracciare fino a che non metterò piede sul pulmino.
Arriva il turno dei ragazzi più grandi, ai quali inizialmente do soltanto il cinque ma anche loro fanno le cozze, per 5 secondi, come i nani piccoli.
Sommersa da questo fiume di mani, braccia, carezze, non spiccico nessuna parola. Salgo sul pulmino, tra gli ultimi, gli educatori del Centro vengono a riprendere i nani piccoli che ci avevano seguito fino sopra, l’autista spazientito ci chiede se ci siamo tutti e “sbam”, chiude il portellone. Ancora un cenno con la mano, cala il silenzio e ho davanti a me tutto il tempo del viaggio che contemporaneamente mi tormenta e mi guarisce.
Nemmeno per i miei compagni di viaggio, i miei nani grandi, splendidi e pazzerelli ho trovato parole adeguate per ringraziarli. Lo farò con i foglietti della verifica, promesso, perché siete grandi e lo meritate.

Diario di bordo da Constanta #day6

Come dice uno dei nani grandi, uno dei citazionisti più incredibili che abbia mai conosciuto, “quando ci si diverte, il tempo passa in fretta” e arrivano le nuvole, i fuori programma, l’improvvisazione che si fa arte del gioco.
È il penultimo giorno e corro a nascondermi e a nascondere dietro le cabane, gli alberi e gli scivoli il dispiacere per la fine di un’avventura meravigliosa che si avvicina. I nani piccoli però sembrano vedere solo i miei occhi che luccicano quando riesco a fare tana, ignorando il mio splendido stile di corsa da pinguino.
Eppoi arriva il fuori programma del basket e sul campo polveroso decidiamo di andarci la mattina, anziché alle 16: quando salgo per cambiarmi le scarpe, dal balcone sento grida da stadio “Basket, basket!”. Portiamo fuori tutti i palloni e si scatena l’inferno: “Anche io la palla!”, “Anche io!”, “Anche io!”. Ovviamente tutti vorrebbero il pallone tra le mani e chi il giorno prima aveva fatto gli esercizi di ballhandling vuole rimettersi alla prova: non è facile comprendere che tutti debbano avere la propria chance.
Il pomeriggio è grigionero come le nuvole in cielo: è un giorno da temporale di pensieri. Ma ci “strasta” come dice una nana grande (anche lei sarà una splendida Ref. di Bir!) perché con le bile, le perline e i fili colorati si possono legare assieme tutte le sfumature di emozioni.

Diario di bordo da Constanta #day5

È il giorno delle prime volte, quelle che che non ti aspetti, quelle che ti tolgono il respiro per l’emozione.
Per la prima volta alcuni dei nani piccoli mi sono corsi incontro e hanno cominciato a urlare e a chiedere: “Basket oggi?”. E io ho fatto un sorriso di quelli che levati. E alzato 4 dita per indicare a che ora avremmo giocato assieme.
Per la prima volta abbiamo deciso di portare tutti e dieci palloni sul nostro campetto polveroso, consci che avremmo potuto trovarci nel delirio nero, e invece a sorpresa è stato un bellissimo caos organizzato, con i nani piccoli divisi a fare esercizi di ballhandling e passaggio da un lato e la più classica delle gare di tiro dall’altro.
Per la prima volta, durante la serata disco, non ho potuto fare tappezzeria come mio solito perché una delle piccole nane mi ha detto “Ilaria, 5 minuti” e poi dopo i fatidici 5 è tornata all’attacco e mi ha tirato dentro nelle danze: in 37 anni credo sia stato uno dei più belli approcci di sempre. Impossible dirle di no.
Per la prima volta i nani grandi nella riunione serale mi hanno resa orgogliosa per un sentire comune, inaspettato, perché assieme si è scelto di non restare indifferenti.

Diario di bordo da Constanta #DAY5

È il giorno delle prime volte, quelle che che non ti aspetti, quelle che ti tolgono il respiro per l’emozione.
Per la prima volta alcuni dei nani piccoli mi sono corsi incontro e hanno cominciato a urlare e a chiedere: “Basket oggi?”. E io ho fatto un sorriso di quelli che levati. E alzato 4 dita per indicare a che ora avremmo giocato assieme.
Per la prima volta abbiamo deciso di portare tutti e dieci palloni sul nostro campetto polveroso, consci che avremmo potuto trovarci nel delirio nero, e invece a sorpresa è stato un bellissimo caos organizzato, con i nani piccoli divisi a fare esercizi di ballhandling e passaggio da un lato e la più classica delle gare di tiro dall’altro.
Per la prima volta, durante la serata disco, non ho potuto fare tappezzeria come mio solito perché una delle piccole nane mi ha detto “Ilaria, 5 minuti” e poi dopo i fatidici 5 è tornata all’attacco e mi ha tirato dentro nelle danze: in 37 anni credo sia stato uno dei più belli approcci di sempre. Impossible dirle di no.
Per la prima volta i nani grandi nella riunione serale mi hanno resa orgogliosa per un sentire comune, inaspettato, perché assieme si è scelto di non restare indifferenti.

Diario di bordo da Constanta #day4

I nani piccoli sono delle teppe: provocatori, a volte un po’ rabbiosi, contradditori negli atteggiamenti ma anche desiderosi di amore, gentilezza  e attenzione. Piccoli archetipi umani in miniatura, solo con meno sovrastrutture e forse per questo più spontanei e autentici.
C’è chi mi sfida sempre e non accetta che a gestire le regole del gioco sia proprio io che poi alla fine sono pure un po’ sfigata, “spazzatura brutta” come dicono qui. Però comunque due giri di staffetta sul campo da basket se li fa lo stesso, perché il playgroud è pieno e tutti urlano di gioia e quindi “sarà mica bello sto gioco del basket che propone la sfigata?”. Eppoi ci sono i miei preferiti: il nano sempre incazzato che è tra i primi a buttarmisi addosso, e al suo primo canestro esulta come fosse stato il capitano della Croazia alla finale dei mondiali di calcio contro la Francia.
Il nano semi-muto che viene a chiedermi perché mi sia fasciata le dita per giocare a basket e dove abbia buttato i cerotti all’ora di cena. La sua è come una carezza silenziosa, quasi nascosta.
E poi il preferitissimo il nano-spugna che è sempre un po’ in disparte, a volte litiga con qualcuno degli altri nani, ma sul campo da basket è sempre attento, non ha paura a stare in campo con i grandi, e anche quando siamo fuori dal campo senza palla mimiamo assieme degli esercizi di ballhandling.

Diario di bordo da Constanta #DAY3

Giorno libero a Constan?a, pranzo con carnazza rumena, bagno al mare, fotografie sparse a immortalare la bellezza che vedo intorno.
Quasi tutta negli sguardi dei nani grandi che sono qui con me, anzi che più di me hanno scelto di passare due settimane delle loro vacanze in un orfanotrofio in Romania.
Mi godo il loro stupore e la loro rabbia verso il mondo.
Quelli che non vorrei mai perdere. “I giovani non fanno un cazzo? Dillo a tua sorella, bobaz!”
(Nella foto Margherita che legge Q. Dei Wu Ming quando si chiamavano ancora Luther Blissett. Prima edizione copyleft per Einaudi uscita nel 1999). Soundtrack: Good Riddance. Time Of Your Life

Diario di bordo da Costanta #day2

Mi sono presa della “spazzatura” e poi del maschiaccio (come dar loro torto ho tagliato pure i capelli prima di arrivare a Constan?a!), mi sono resa ridicola con i bans di cui non ricordo mai le parole né le sequenze. E nonostante ciò una delle ragazzine è venuta a tirarmi dentro il cerchio!
Eppoi, inshallah, è arrivato il momento del basket a spazzare via tutte le incertezze. Ho messo tre conetti sul campo, ho disegnato una mano per terra con un gesso, e poi ho applaudito ai canestri segnati, incoraggiato a provarci ancora, incitato a squarciagola: “Super”, “Bravo”, “Grandissimo”, “Good”. Non importa quale fritto misto di parole e lingue abbia messo assieme: in un altro campetto polveroso ho risentito la mia voce “greca”, “serba”, piena di colori.
C’è stato prima l’odore della pioggia, poi le nuvole che si addensavano, l’acqua che è scrosciata fortissima e infine la luce dorata che mi avvolgeva non con uno, bensì con due arcobaleni.
Soundtrack: “Il cielo d’Irlanda”

 

Diario di bordo da Constanta #day1

Ilaria Solaini, volontaria di BIR partita per Contanta, sta tenendo un diario di viaggio rispetto alla sua esperienza di volontariato. La condividiamo più che volentieri sul nostro sito internet. 

#Day 1

6.16. Arrivo in Centrale. Partenza del bus per Orio al Serio
6.20: mi aspetto già una faccia piena di sbattimenti e trovo Alice che mi ha comprato il biglietto per l’aeroporto e mi dà un bacio per presentarsi. Lei non lo sa ma io le voglio già bene.
Incredibile, siamo d’accordo anche sulla strategia di imbarco: saliamo quando la coda si esaurisce e intanto restiamo in sciallo. A un certo punto mi ritrovo a essere pure la scassa cazzo che vuole tornare all’edicola perché non si viaggia senza una copia di Internazionale nello zaino, (anche se poi rimane intonsa), e sono talmente rincoglionita che il primo caffè lo devo aver lasciato sul comodino e ne devo prendere uno per davvero, per sopravvivere. Alice non batte ciglio, nemmeno quando decido di fare una delle cose più pericolose in aeroporto, ovvero lasciare il mio bagaglio incustodito per sbrigare le mie rotture in modo più rapido.
La scena più bella della giornata di viaggio verso Costanza mi fa ridere ancora adesso: io e Alice che aspettiamo dentro il bus sbagliato la partenza da Bucarest verso Costanza. Finché un ragazzo viene a recuperarci urlando “Aliss Aliss” e io che penso che Aliss sia una cazzo di località romena diversa dalla nostra destinazione e gli ripeto come un’idiota solo “Costanza, Costanza”. Alice ovviamente che evidentemente ha molti più neuroni accesi rispetto a me: mi ricorda che la capa dei Birrini ha sbagliato il mio nome sul biglietto del bus mettendo Alice Solaini. E dunque urlando “Aliss Aliss” il tizio ci stava semplicemente chiamando per nome.
Ovviamente quando saliamo sul bus giusto per ultime l’autista ci riempie di insulti. Legittimi: eravamo state le prime a mettere il bagaglio a bordo.
Poi in effetti non ci abbiamo capito più molto dei cambi di autobus e tuttora ho il sospetto di viaggiare verso Costanza senza i miei bagagli (che siano rimasti sull’altro bus?)! Sulle partenze – quando non perdo i voli – sono sempre andata forte, ora non resta che cominciare a giocare, auguratemi una splendida settimana!
Soundtrack: Leaving on a jet plane
PS.
Alice sarà una meraviglia di Ref!
Pps
Se qualcuno vuole darmi il bentornata (è vero, sono tornata… Onde medie radio Frankfurt)

La testimonianza di Maria, volontaria a Costanta

la voce di Emma che ogni volta che le chiedi come stai sorride e ti dice bene, sempre
la faccia del peruviano quando fa il tortellino tutto ben condito
Dani quando vince a bandiera o fa bene qualcosa, è sempre il goal della vita
la voce di Florin quando ti urla nell’orecchio e tu inizi a chiederti se riuscirai mai a sentirci di nuovo come prima
la faccia di Adrian quando balla e ride perché sa di essere bravo ma un po’ si imbarazza lo stesso
gli occhioni di Ioana quando ci ha dato i foglietti che aveva scritto per noi, un po’ un “grazie” e un po’ un “non ti dimentico”
l’eterna competizione di Aidun con Tia
il sorriso e la risata di Eveline i primi due giorni, quando voleva stare in braccio e ridere di te e con te
Madalin che inizia i bans e poi se li dimentica a metà
gli occhioni azzurri di Madalina quando ti guarda e vuole che le corri dietro per andare a prenderla
le lentiggini di Giorgiana e di suo fratello, con il loro sorriso sempre un po’ timido ma ogni giorno più curioso
Nicu che prima ci guardava e basta mentre ora gioca sempre con noi
Lama che è riuscita a toccare i capelli della Sofi senza strapparglieli
le mani di tutti quando ti chiedono ancora un “puzzin” di qualcosa (pasta di sale, tiri a basket, giocare ancora, suonare l’ukulele), i nomi con cui si presentano a noi, non sempre i loro, come a voler essere qualcun altro per due settimane, l’età che non sempre è quella vera ma alla fine non ci importa, le parole di rumeno che non capiamo mai abbastanza ma certe volte meglio così, gli abbracci e quella processione infinita che ci accompagna ogni volta che usciamo dall’Istituto, tra le mani di chi vuole continuare a fare giochini che ci fanno impazzire, chi continua a scappare per essere inseguito, chi ti abbraccia e non ti fa camminare, chi ti chiede “football?” e chi continua a raccontarci cose che non smetteremo mai di cercare di capire.

Maria, volontaria a Costanta