Diario di bordo da Constanta #day1

Ilaria Solaini, volontaria di BIR partita per Contanta, sta tenendo un diario di viaggio rispetto alla sua esperienza di volontariato. La condividiamo più che volentieri sul nostro sito internet. 

#Day 1

6.16. Arrivo in Centrale. Partenza del bus per Orio al Serio
6.20: mi aspetto già una faccia piena di sbattimenti e trovo Alice che mi ha comprato il biglietto per l’aeroporto e mi dà un bacio per presentarsi. Lei non lo sa ma io le voglio già bene.
Incredibile, siamo d’accordo anche sulla strategia di imbarco: saliamo quando la coda si esaurisce e intanto restiamo in sciallo. A un certo punto mi ritrovo a essere pure la scassa cazzo che vuole tornare all’edicola perché non si viaggia senza una copia di Internazionale nello zaino, (anche se poi rimane intonsa), e sono talmente rincoglionita che il primo caffè lo devo aver lasciato sul comodino e ne devo prendere uno per davvero, per sopravvivere. Alice non batte ciglio, nemmeno quando decido di fare una delle cose più pericolose in aeroporto, ovvero lasciare il mio bagaglio incustodito per sbrigare le mie rotture in modo più rapido.
La scena più bella della giornata di viaggio verso Costanza mi fa ridere ancora adesso: io e Alice che aspettiamo dentro il bus sbagliato la partenza da Bucarest verso Costanza. Finché un ragazzo viene a recuperarci urlando “Aliss Aliss” e io che penso che Aliss sia una cazzo di località romena diversa dalla nostra destinazione e gli ripeto come un’idiota solo “Costanza, Costanza”. Alice ovviamente che evidentemente ha molti più neuroni accesi rispetto a me: mi ricorda che la capa dei Birrini ha sbagliato il mio nome sul biglietto del bus mettendo Alice Solaini. E dunque urlando “Aliss Aliss” il tizio ci stava semplicemente chiamando per nome.
Ovviamente quando saliamo sul bus giusto per ultime l’autista ci riempie di insulti. Legittimi: eravamo state le prime a mettere il bagaglio a bordo.
Poi in effetti non ci abbiamo capito più molto dei cambi di autobus e tuttora ho il sospetto di viaggiare verso Costanza senza i miei bagagli (che siano rimasti sull’altro bus?)! Sulle partenze – quando non perdo i voli – sono sempre andata forte, ora non resta che cominciare a giocare, auguratemi una splendida settimana!
Soundtrack: Leaving on a jet plane
PS.
Alice sarà una meraviglia di Ref!
Pps
Se qualcuno vuole darmi il bentornata (è vero, sono tornata… Onde medie radio Frankfurt)

La testimonianza di Maria, volontaria a Costanta

la voce di Emma che ogni volta che le chiedi come stai sorride e ti dice bene, sempre
la faccia del peruviano quando fa il tortellino tutto ben condito
Dani quando vince a bandiera o fa bene qualcosa, è sempre il goal della vita
la voce di Florin quando ti urla nell’orecchio e tu inizi a chiederti se riuscirai mai a sentirci di nuovo come prima
la faccia di Adrian quando balla e ride perché sa di essere bravo ma un po’ si imbarazza lo stesso
gli occhioni di Ioana quando ci ha dato i foglietti che aveva scritto per noi, un po’ un “grazie” e un po’ un “non ti dimentico”
l’eterna competizione di Aidun con Tia
il sorriso e la risata di Eveline i primi due giorni, quando voleva stare in braccio e ridere di te e con te
Madalin che inizia i bans e poi se li dimentica a metà
gli occhioni azzurri di Madalina quando ti guarda e vuole che le corri dietro per andare a prenderla
le lentiggini di Giorgiana e di suo fratello, con il loro sorriso sempre un po’ timido ma ogni giorno più curioso
Nicu che prima ci guardava e basta mentre ora gioca sempre con noi
Lama che è riuscita a toccare i capelli della Sofi senza strapparglieli
le mani di tutti quando ti chiedono ancora un “puzzin” di qualcosa (pasta di sale, tiri a basket, giocare ancora, suonare l’ukulele), i nomi con cui si presentano a noi, non sempre i loro, come a voler essere qualcun altro per due settimane, l’età che non sempre è quella vera ma alla fine non ci importa, le parole di rumeno che non capiamo mai abbastanza ma certe volte meglio così, gli abbracci e quella processione infinita che ci accompagna ogni volta che usciamo dall’Istituto, tra le mani di chi vuole continuare a fare giochini che ci fanno impazzire, chi continua a scappare per essere inseguito, chi ti abbraccia e non ti fa camminare, chi ti chiede “football?” e chi continua a raccontarci cose che non smetteremo mai di cercare di capire.

Maria, volontaria a Costanta

Chi ben comincia…!

Ciao Birrini!
Sono sopravvissuto alla prima settimana qui in Romania e vi do qualche aggiornamento (ovviamente siamo ancora agli inizi).
Ho cominciato a conoscere Carusel (il nostro partner a Bucarest), la sua equipe e i suoi progetti. Wow, venite anche voi a vedere che belli (e coraggiosi) che sono e quante cose stanno mettendo su. Arriveranno approfondimenti più avanti…
Nel frattempo sto riscoprendo Bucarest, una città che conoscevo già un pochino ma non avevo mai vissuto. Un altro mondo rispetto alla Romania rurale, ma anche rispetto alla mia Moldova. Piena di contraddizioni ma molto interessante e in grande evoluzione. Da quando l’ho visitata per la prima volta nel 2012 mi sembra cambiata tantissimo…
Qui sto cercando una nuova casa perché mi preparo ad accogliere i 2 nuovi SVE in arrivo e cedergli il loro appartamento.
Nel frattempo continua un bel lavoro di equipe con chi è a Milano, cominciano a farsi più concreti gli obiettivi e nella mia testa si fa tutto più chiaro.
Questa settimana spero di concludere la ricerca della casa e da giovedì sarò a Ramnicu Valcea per incontrare IPI, vedere come vanno i progetti e incontrare Etta e Lucia alla fine del loro percorso.
Beh, ho scritto tanto e detto non molto, però ci tenevo ad aggiornarvi almeno un pochino.
Vi aspetto qui e aspetto i vostri commenti per rimanere in contatto. A presto con più dettagli e più foto, intanto vi lascio con una bella faccia di Bucarest: tramonto da casa SVE.
Un abbraccio a tutti,
Marco

Storie di SVE: Lucia ed Etta, 11 mesi a Valcea

A volte quando senti di dover incontrare un cambiamento, decidi di partire. Partire per andare incontro a qualcosa, per scontrarti ancora una volta con chi sei e per ampliare ancora una volta la tua visuale.

Sono ormai passati già quasi 4 mesi da quando io e la mia compagnia di avventure siamo arrivate qui a Ramnicu Valcea. Il tempo a volte sembra scorrere lento lento, un po’ come la Romania in generale, lenta e così diversa da una Milano frenetica in cui ho speso gli ultimi anni della mia vita, mentre altre volte i giorni passano senza accorgertene e improvvisamente ti rendi conto di quanto hai già raccolto e costruito in così poco tempo dentro di te e fuori.

Quando siamo arrivate ci siamo ritrovate travolte dalla forza, la carica, la potenza di questo gruppo di 10 bambini accolti nella comunità di Copacelu. Bambini così pieni di energie e di cose da dire e trasmettere, a volte in maniera molto particolare, bambini che ogni giorno ci sanno stupire un po’ di più e farci sentire importanti anche solo per quel poco tempo che passiamo con loro.

Ho alcuni momenti custoditi nella mente e nel cuore che a ripensarci quando sono un po’ abbattuta mi fanno sorridere così tanto che tutto il resto svanisce.

Come quel giorno in cui aspettavo fuori dalla stanza del laboratorio di costruzioni, Leo, 8 anni, che esce con un biglietto, mi guarda negli occhi e mi dice: “Per te Lucia!”. Un po’ sorpresa e stranita da quel gesto così inaspettato apro quel pezzo di carta e leggo “ Grazie perché mi accompagni qui a fare l’attività!”. Parole in cui non ci leggo solo un semplice grazie, ma in cui vedo i suoi piccoli occhi marroni illuminarsi per la felicità di poter fare qualcosa che gli piace davvero, qualcosa di suo e di nessun altro, qualcosa che lo rende felice davvero nel profondo.

Oppure gli abbracci e i salti in braccio quando arriviamo in comunità, le risate e i sorrisi timidi di alcuni di loro quando facciamo qualche foto per ricordare quei momenti semplici e quotidiani della loro infanzia, ma pieni di gioia.

E poi, come non poter ricordare il giorno in cui Daria mi chiede di accompagnarla in bagno al supermercato perché si stava facendo la cacca addosso; arrivare e scoprire che la cacca era già stata fatta. “Ma che importa” dice lei con una risata quasi adulta, quasi a dire che i problemi di cacca si risolvono sempre ridendoci su!

Ma a volte ci sono anche quei momenti di difficoltà e fatica, in cui non sai bene come comportarti, in cui ti scontri con idee e azioni educative che non hanno senso, in cui ti sembra un po’ tutto assurdo, momenti in cui però ti rendi conto di quanto sia importante non essere soli ad affrontare tutto, ma insieme alla tua compagna di viaggio, un po’ matta come te, con cui dopo esserci confrontate e sfogate su quello che non ci piace, mettiamo tutto un po’ da parte e risolviamo facendo qualche lezione di zumba, qualche video stupido o mangiando qualche schifezza rumena!

Lucia (Sevizio Civile a Rm. Valcea)


Venti braccini che ti stringono tutti insieme, altrettante gambine da tenere in braccio e far saltellare, venti manine che disegnano, toccano, afferrano, lanciano, spostano, accarezzano, si sporcano e si puliscono e altrettanti piedi che camminano, corrono, calciano.

E poi venti occhi.

Profondi, vispi, assonnati, allegri, lacrimosi. Castani, azzurri, neri, verdi.

Due di quelle braccia un giorno si sono fiondate su di me e mi hanno abbracciata fortissimo. La bocca di quello stesso corpicino, poi, mi ha detto:-“Tu sei la più bella! Ma..shh, non dire a nessuno che te l’ho detto”.

Due proprietari di quattro gambe, un altro giorno, hanno deciso che le mie erano più comode del divano e si sono addormentati. All’istante.

E sì, seduti, non sdraiati.

E ognuno di quegli occhi, ogni giorno, svariate volte, mi fa sorridere.

-“Etta, Etta, vedi chi c’è dietro di te!” – “Prr, non c’è nessuno” e ci casco sempre.

-“Etta, Etta, mi aiuti in matematica, non ho capito questo problema” – “Certo, allora.. è semplicissimo, immagina di avere 10 cioccolatini e ne dai 3 a me e 4 ad Alina..” – “No, li voglio dare a Lucia” –“Va bene, diamoli a Lucia.. dicevamo, 3 a me, 4 a Lucia e..” –“No, aspetta, ma poi me ne restano pochi, facciamo che li do solo a te” – “Marian, facciamo che questo è un esempio e che i cioccolatini veri sono tutti per te?” –“Ah, ma quindi anche a te posso non darli più?”

E sempre ognuno di quegli occhi, ogni giorno, svariate volte, mi fa innervosire.

Pasta della pizza sulla felpa, per terra e nelle magliette degli altri.

Mani tatuate da pennarelli, capelli tirati perché hai detto un “no”.

Anche calci, a volte. Urla, quelle non mancano mai.

Pianti e lagnetti per attirare l’attenzione.

Ma sono bambini e come tutti i bambini dopo un “Nu mai vorbesc cu tine” (Non parlo più con te) ti guardano con la coda dell’occhio cercando di incrociare il tuo sguardo e poi ti dicono che hanno deciso di fare pace con te. Loro.

E tanti bacini.

In Romeno non ci sono le doppie e in quelle poche parole in cui le trovi non le pronunci con un unico suono come in italiano; in più qui l’azienda di bus cittadini si chiama Eta.

Bene, io per loro sono un autobus e dopo tre mesi mi sono rassegnata a questa battuta…e spero di fargli fare un bel viaggio, allora.

Etta (Servizio Civile a Rm.Valcea)

P.S. : Il problema era semplicemente più complicato, c’erano frutti e non cioccolatini e altro tipo di operazioni da fare… ma il dialogo, per quanto surreale, è stato veramente quello.

Ciao Ovidiu “occhi di ghiaccio”

Purtroppo domenica scorsa è mancato Ovidiu, un ragazzo che molti dei nostri volontari hanno incontrato nelle loro esperienze in uno degli istituti della Romania. Un ragazzo che non passava inosservato per la sua fierezza che traspariva dagli occhi color ghiaccio, un ragazzo rimasto nei cuori dei volontari di BiR che hanno voluto scrivere ognuno un piccolo ricordo.

Alice
A me sembravi un soffio di vento… Faceva caldo quell’estate, il sole batteva forte sui nostri corpi e sulla nostra pelle che quasi ci bruciava. Arrivavi tu, Ovidiu, e con te il tuo sguardo che ci soffiava via la polvere e il caldo. Arrivavi tu, Ovidiu, e ci facevi vibrare. Arrivavi tu, Ovidiu, e io mi nascondevo dal tuo occhio che ci seguiva senza mai perderci. Arrivavi tu, il vento che ci svegliava, ci stupiva, senza che noi ce ne accorgessimo.

Grazie per averci accarezzato, Ovidiu.

Beatrice
Ti ho conosciuto e mi impaurivi; quella figura imponente, fiera, quell’espressione dura e superiore. Negli anni il mio timore e la tua indifferenza si sono gradualmente trasformati in curiosità, ricerca, fiducia e infine affetto. Ti ho visto in istituto pietrificare bimbi e volontari con uno sguardo, ti ho visto guardarci e sorridere di nascosto, ti ho visto sfidarmi e sorprenderti delle mie risposte, ti ho visto fiero per aver costruito una famiglia tutta tua, ti ho visto amare con tutto te stesso tua moglie e tua figlia, ti ho visto aspettarmi e sorridere ad ogni mio arrivo, ti ho visto avere paura di perdere la persona che ami di più e piangere tra le mie braccia, ti ho visto cadere in un momento confuso e buio, ti ho visto rassegnarti e poi lottare per un ultimo saluto, ti ho visto stringere ancora debolmente la mia mano poche ore prima della tua partenza.

Buon viaggio Ovidiu, che il tuo cammino sia allietato dai ricordi più sereni e che dolce sia il tuo riposo. Bea

Eleonora
Ho conosciuto Ovidiu nell’estate del 2010, era quello “grande” del centro di Placament Floare de Colt. Ci sbriciava da lontano, non partecipava mai alle attività .. quando lo incontravo e lo salutavi nel corridoio rispondeva “arrivederci” però l’ultimo giorno era lì, al cancello, per salutarci prima del nostro rientro in Italia. L’ho rivisto due anni dopo, e ci siamo addirittura sorrisi. Questo era il modo tutto suo di esserci. Ci guardava da lontano ma lo sentivamo vicino. Ti sentiremo anche adesso che ci guardi dall’alto.

Ciao Ovidiu, arrivederci.

Enea

Ovidiu era alto e bello, giovane e misterioso. Ed io compivo 18 anni quando lo conobbi, lui ne aveva alcuni più di me… Comunicammo con il silenzio, con gli sguardi, con pochi saluti (da lui non molto apprezzati) quando ci incontravamo per i corridoi. Ci siamo avvicinati, silenziosamente, uno all’altro. Fino ad essere vicini, non confidenti, ma reciproci visitatori; e lui all’improvviso mi mostrò il suo mondo. Un mondo piccolo, ma ricco. Silenzioso e consapevole. Un adulto che racconta la vita mostrandola ad un giovane. Ed io, di quel racconto mostrato, svelato, ancora ne faccio tesoro.
Grazie, Mare. Enea

Giordano

L’estate che ho conosciuto Ovidiu erano nati dei nuovi cuccioli a Bals. Era lui ad occuparsene, gli portava da mangiare e ce li porgeva per coccolarli e per fargli degli scherzi davanti a noi. Ci teneva a mangiare con noi a tavola, in quei momenti scherzava con noi e su di noi, ci teneva anche che tutto fosse in ordine a tavola, per noi. Sono tornato a trovarlo in autunno, quella volta ci ha mostrato casa sua, molto orgoglioso. Alla tv prendeva la Rai e lui, tra una parola di italiano e due di romeno ci ha detto che così continuava ad imparare la nostra lingua. Dei cuccioli, la tavola, una casa e una tv, questo mi viene in mente quando sento il suo nome e il suo sorriso scavato.

Giorgio

Ho conosciuto Ovidiu in una calda estate Romena, a Bals, a Floare de colt per l’esattezza.

In quell’istituto balzava subito all’occhio: un bel ragazzo, alto, magro e slanciato; con due meravigliosi occhi azzurri.
Era quasi sempre serio, con quel suo sguardo forte e intenso che ci osservava mentre facevamo attività con i ragazzi del centro. I suoi modi di fare duri, freddi e distaccati raccontavano, se osservati con un po’ più di attenzione, che la fortuna nella sua vita non era mai entrata. Mai fino al momento in cui, attraverso l’amore della sua vita, Angela, è diventato papà di una meravigliosa bambina, Maria. Ho avuto il piacere di incontrarlo di nuovo, quest’estate, ovviamente insieme a Angela e Maria di ormai tre anni. Ho conosciuto un nuovo Ovidiu, con un volto e degli occhi arricchiti di una luce che in lui non avevo mai visto. L’ho visto, ed è così che me lo voglio ricordare, mentre prendeva in braccio la sua bimba e la faceva giocare lanciandola in aria e riprendendola al volo con un dolce sorriso stampato sul volto. In quel volto si leggeva chiaramente la gioia di essere padre e la fierezza di avere due splendide donne al suo fianco. Quelle stesse donne che gli hanno permesso, a tratti, di lottare a testa alta con una malattia infame che alla fine ha avuto la meglio su di lui. Ciao Ovidiu, porterò per sempre nella mia memoria il tuo volto. Gio

Giulia

Io me lo ricordo, era in istituto e stava con noi. Un bel ragazzo, dal viso duro e lo sguardo arrabbiato di chi dalla vita sognava altro. Faceva quasi paura con i suoi occhi di ghiaccio, spaventava quasi… Ma non ha mai fatto male a nessuno. Giuli

Martina

La prima volta che ti ho incontrato eri Ovidiu “mare”, un ragazzo alto e magro, tanti tatuaggi su una pelle chiarissima e un ghigno di sfida. Mai una parola, mai un’attività con noi, ma eri sempre lì presente a scrutarci con i tuoi bellissimi occhi azzurri. Chissà cosa pensavi… Quando ti ho rivisto anni dopo eri un giovane uomo. Il tuo sguardo glaciale era più morbido, sorridevi a noi e alla tua bellissima bambina che con grande orgoglio ci hai fatto conoscere. Ho proprio avuto la sensazione che fossi felice. Pa Ovidiu mare, nonostante i silenzi e i gesti duri sei stato in grado di sorprendermi e di entrarmi nell’animo. Il tuo incontro e la tua storia rimarranno sempre nel mio cuore.
Roberta D.

Non abbiamo mai parlato perché stavi sempre sulle tue. Ci scrutavi da lontano col tuo essere imponente ma i tuoi modi di fare, il tuo sguardo dicevano moltissimo. Leggere e scoprire dalle parole degli altri l’uomo che sei diventato in questi anni mi fa sorridere e pensare che in fondo, la corazza che ti eri forgiato, non ti aveva reso così dissimile da noi “altri”.

Roberta V.

Estate 2012.
Ovidiu e Angela, gli inseparabili. Due anime che il destino ha fatto incontrare e che mai farà allontanare…
Ricordo i loro sguardi attenti, che scrutavano, che facevano attenzione ad ogni nostra singola mossa. Ricordo gli occhi blu di Ovidiu e la difficoltà di riuscire a strappargli un sorriso.
Ricordo Ovidiu e Angela due anni dopo, la gioia nei loro volti, la luce, la felicità.. erano accompagnati da Maria, nata da pochi mesi. Ricordo che Angela è corsa dentro l’istituto per farci conoscere la loro piccola, di una bellezza estrema, i cui occhi adesso sono il riflesso del suo papà.
Buon viaggio Ovidiu, proteggi dall’alto le tue due piccole donne!
Tommaso
Caro Ovidiu,

mi piace pensare al soprannome “Mare” che da sempre ti è stato affiancato, con rispetto e poesia. Lo immagino con il significato che in Italia gli diamo: qualcosa di forte, di inarrivabile, di grande, come te.

Il mare, dello stesso colore dei tuoi occhi, della profondità del tuo sguardo, della grandezza del tuo animo, da scrutare con ammirazione da lontano, ma che avvicinandoti è capace di mostrarti quel suo lato armonico e romantico.

In questo contrasto desidero ricordarti, dalla diffidenza del primo momento assieme nel 2010, alla sottile complicità che ci ha uniti attorno ad Angela e Maria l’ultima volta che siamo incontrati pochi mesi fa.

Ovidiu, continua a navigare in quel mare infinito che hai raggiunto con le tue mani salde sul timone e lo sguardo rivolto a chi in questa vita hai incontrato e ti ha accompagnato lungo la rotta.

Ne vedem cand ne intalnim. Tommy

Valentina
…non eri molto partecipe non ho mai avuto scambi di parole con te. Eri serio, facevi il duro, il capo o più semplicemente Ovidiu “grande”. Le nostre vite erano e sono state così diverse…non so cosa si nascondesse dietro ai tuoi occhi e non riesco neanche ad immaginarlo, ma la tua presenza si faceva sentire in quei corridoi e in quel cortile, sei parte di quella mia estate e di chi ha conosciuto Bals.

 

 

 

METTI UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA…11 mesi di SVE

Metti un biglietto di sola andata e una valigia che deve portare con sé tanti ?pupici pe nas? ricevuti in quel di Copacelu.

Oltre ad avere un biglietto con la scritta Bucarest Otopeni, nome che mai avresti pensato di trovare scritto per una permanenza lunga undici mesi, porti dietro una valigia piena di abiti perché non sai se il freddo e la neve ti faranno scappare allo scattare del primo mese. Dentro quella valigia c’è proprio di tutto e forse l’unica cosa che non sei riuscita a farci entrare è un po’ di sole di quella terra che ti lasci alle spalle per un bel po’. E dopo sei mesi di permanenza in questa ridente cittadina pensi che in fondo portare qualche raggio di sole sarebbe stato superfluo, anche perché V?lcea è stata capace di riscaldare la maggior parte delle sue giornate invernali. Lasciare del posto in valigia adesso diventa estremamente necessario e forse tu SVE, partita così per caso per una meta a te così lontana, devi fare delle rinunce per riuscire a portare dietro quei ricordi che questa lunga esperienza ti lascerà.  Ricordi che dopo sei mesi già sono molteplici, forse addirittura spedire un pacco postale con la scritta Catania sarebbe la decisione più saggia perché così non rischieresti di dimenticare qualcosa. Non puoi assolutamente rinunciare ai ?PUPICI PE NAS? dei bimbi di Copacelu, alle lunghe ore passate a preparare le attività per poi rendersi conto che queste prenderanno un’altra piega. Ma forse gli imprevisti sono quelli che più ti hanno fatto interiorizzare la vita da volontaria, tu partita con l’idea di poter essere una SVE organizzata e con le giornate scandite dalle ore e dai minuti ti sei trovata a gestire delle situazioni che hanno messo a dura prova il tuo bioritmo. Questi mesi in Romania sono stati: costruzione, distruzione per poi ritornare alla costruzione. Arrivata dalla Sicilia con delle idee chiare, delineate e pronta a metterle in atto,  queste sono state puntualmente rivoluzionate, buttate giù come quando qualcuno ti dice che le fondamenta di una casa non reggeranno a lungo e per questo devi abbatterle per arrivare ad una solida costruzione. Sai una cosa SVE? Ad oggi le fondamenta stanno prendendo quella forma che volevi dargli sin dall’inizio, solo che queste forse avevano bisogno di essere scosse un po’ per vedere se le folate di vento e i temporali avrebbero potuto farle cadere.

Grazia, SVE